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FARMACI: CHMP, OK AL FEXINIDAZOLO PRIMA CURA SOLO ORALE PER MALATTIA DEL SONNO

Il Comitato per i medicinali umani (Chmp) dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha adottato un parere positivo per Fexinidazole Winthrop* (fexinidazolo), la prima terapia esclusivamente orale (in compresse) per il trattamento della tripanosomiasi africana umana, comunemente nota come malattia del sonno, causata dal parassita Trypanosoma brucei gambiense.

È il decimo medicinale raccomandato dall’Ema secondo una normativa che consente al Chmp di valutare e fornire pareri su prodotti destinati all’uso in paesi al di fuori dell’Unione europea. La tripanosomiasi africana umana è una malattia tropicale pericolosa per la vita, endemica nell’Africa sub-sahariana.

Ne esistono due forme, a seconda del parassita coinvolto: Trypanosoma brucei gambiense o Trypanosoma brucei rhodesiense. La stragrande maggioranza (98%) dei casi segnalati è provocata dal T. b. gambiense e si verifica nella Repubblica Democratica del Congo, mentre il resto si trova nei paesi confinanti dell’Africa centrale. Questa forma è caratterizzata da un’evoluzione più cronica. Entro poche settimane dall’infezione, i pazienti possono sperimentare attacchi di febbre, mal di testa, dolori articolari e muscolari e prurito. Nel corso del tempo la malattia invade il sistema nervoso centrale

. I pazienti mostrano segni neurologici, tra cui confusione mentale e del linguaggio, convulsioni, difficoltà a camminare e parlare e peggioramento dei disturbi del sonno. Se non trattata, la malattia è di solito fatale in un lasso di tempo di 2-3 anni. I trattamenti attuali comprendono iniezioni intramuscolari di pentamidina, che sono dolorose e adeguate solo allo stadio precoce della malattia. Sono disponibili altri trattamenti sono disponibili, come una combinazione di nifurtimox per via orale e un’infusione endovenosa di eflornitina, utile quando la malattia è progredita e colpisce il sistema nervoso centrale. Tuttavia, tutti questi trattamenti richiedono un’infrastruttura sanitaria e personale sanitario, non facilmente disponibili in alcune aree remote dell’Africa.

La nuova terapia, un regime di trattamento esclusivamente orale, può dunque consentire un accesso più rapido e ampio al trattamento.