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Area formazione
Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno e sicurezza in ambito lavorativo e dei trasporti
29 novembre 2016
Milano -Hotel Michelangelo
Piazza Luigi di Savoia, 6


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III Seminario sulla Narcolessia
Diagnosi e trattamento multidisciplinare della narcolessia: verso il registro nazionale della narcolessia e
delle ipersonnie di origine centrale
Bologna, 18-19 Novembre 2016

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L’INSONNIA CRONICA E’ ASSOCIATA AD UN AUMENTO DEGLI INDICI INFIAMMATORI NEL SANGUE ED AD UNA MAGGIORE MORTALITA’

The American Journal of Medicine, vol. 128 (2015), 268-275

Uno studio epidemiologico condotto dal Centro del Respiro dell’Arizona, iniziato nel 1972 e proseguito per più di 40 anni e che ha reclutato 1409 adulti, il 18% con insonnia intermittente ed il 9% con insonnia persistente, ha evidenziato che l’insonnia cronica, intesa come difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, se di durata maggiore di 6 anni, si associa ad un aumento degli indici infiammatori nel sangue (in particolare la proteina reattiva C) ed ad un aumentato rischio di mortalità, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio.


http://www.amjmed.com/article/S0002-9343(14)00914-0/abstract
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IL SONNO E LA DEMENZA DI ALZHEIMER

SLEEP MEDICINE REVIEWS 19 (2015) 29-38

I disturbi del sonno sono frequenti nella malattia di Alzheimer, con un impatto significativo sui pazienti esui cargivers, ed è una delle maggiori cause della loro istituzionalizzazione. Si riscontrano soprattutto una alterazione della micro-architettura, una frammentazione del sonno notturno, una riduzione di durata del sonno notturno, l’addormentamento diurno ed una inversione del ritmo sonno veglia. Le evidenze di una interazione reciproca tra declino cognitivo e disturbi del sonno sono sempre maggiori.
Il trattamento dei disturbi del sonno nei pazienti con Alzheimer è innanzitutto di tipo comportamentale. L’associazione di melatonina e fototerapiasembrano essere una strategia altrettanto promettente. La presenza di una alterazione del sonno, soprattutto la eccessiva sonnolenza diurna, dovrebbe richiamare l’attenzione sulla possibile associazione con altri disturbi del sonno come la sindrome delle apnee ostruttive o la sindrome delle gambe senza riposo.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24846773
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Associazione tra apnea ostruttiva nel sonno ed aumento del rischio di ictus, cancro e mortalità

Sul Journal of ClinicalSleep Medicine di Aprile 2014 (Volume 10 Numero 4; 355-362) vengono riportati i risultati di un studio prospettico effettuato in una cittadina dell’Australia a partire dal 1990 su 400 persone con un follow-up di 20 anni.

I dati dopo 20 anni di follow-up indicano che le persone con una sindrome delle apnee ostruttive di grado moderato o severo hanno un una mortalità complessiva quattro volte superiore rispetto ai pazienti che non hanno avuto il disturbo all’inizio dello studio. Inoltre sempre per il gruppo di pazienti con apnee ostruttive si è evidenziato anche un aumentato rischio per ictus (di 4 volte superiore) ed una maggiore tendenza a sviluppare patologie oncologiche (di 2,5 volte superiore)
I risultati sono sicuramente una ulteriore prova che i disturbi respiratori del sonno, ed in particolarmente le apnee ostruttive, hanno gravi conseguenze a lungo termine sulla salute se non trattati, anche perché è già noto come essi sianocollegati a malattie cardiache, ipertensione e diabete mellito.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24733978
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LE CONSEGUENZE METABOLICHE DEL SONNO E DELLA DEPRIVAZIONE DI SONNO

Sleep Medicine 9 Suppl. 1 (2008) S23-S28

La riduzione di sonno ed un sonno di scarsa qualità sembrano endemici nella società moderna. Molti ritengono che una riduzione del tempo dedicato al sonno al minimo tollerabile sia positivo e senza conseguenze. Da diverse decadi è noto che il sonno è uno dei principali modulatori del rilascio di ormoni, del controllo glicemico e della funzione cardiovascolare. Il particolare, il sonno ad onde lente (SWS), considerato il più ristorativo dei vari stadi del sonno, si associa ad una riduzione della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, dell’attività del sistema nervoso simpatico e del consumo del glucosio a livello cerebrale se paragonato alla veglia. Durante il sonno ad onde lente, vi è il rilascio dell’ormone della crescita mentre è ridotta la produzione del cortisolo che è l’ormone collegato allo stress. Negli ultimi anni, studi di laboratorio ed epidemiologici hanno evidenziato che la deprivazione di sonno può essere un altro fattore di rischio per l’obesità ed il diabete di tipo 2. L’aumentato rischio di obesità è verosimilmente collegato agli effetti della deprivazione di sonno sul rilascio di ormoni che svolgono un controllo a livello centrale sull’appetito e sul consumo energetico, quali la leptina e la grelina. Una riduzione dei livelli di leptina ed un aumento dei livelli di grelina correlano con un aumento soggettivo di fame quando i soggetti hanno una carenza di sonno, al contrario di quanto avviene quando sono riposati.
Date le evidenze, la riduzione di sonno appare un importante, ma modificabile, fattore di rischio per la sindrome metabolica, diabete ed obesità.
La significativa riduzione della durata media del sonno negli ultimi 50 anni, corrispondente all’aumento della prevalenza dell’obesità, associata agli effetti negativi sul metabolismo ed i processi ormonali riscontrati durante parziale deprivazione di sonno, sono indicativi di importanti implicazioni che il sonno ha per la salute della popolazione.

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