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CHI DORME NON PIGLIA COVID!

02/04/2021

Ci può essere un rapporto tra disturbi del sonno e CoVid? La risposta è si! Vediamo di scoprire insieme quale….

Rischio contagio. L’insonnia ed i disturbi del sonno, la scarsa qualità e la frammentazione del riposo notturno, possono, a lungo andare, ripercuotersi sul sistema immunitario che potrebbe perdere efficienza nella sua funzione di sorveglianza immunologica e, di conseguenza, predisporre ad una maggiore vulnerabilità alle infezioni, anche virali come quella da SarS-CoV-2. Inoltre la perdita di ore di sonno potrebbe, nel tempo, diminuire la capacità di memoria procedurale (relativa al saper fare) ma anche le capacità di concentrazione e di attenzione: tutto ciò potrebbe condizionare una minore accuratezza dei gesti come quella di indossare opportunamente e correttamente la mascherina di protezione, dimenticare di lavarsi le mani sporche e toccarsi frequentemente il viso, non rispettare adeguatamente le norme di distanziamento sociale.

Rischio di maggiore gravità di malattia. I disturbi del sonno possono predisporre ad una serie di malattie croniche considerate fattori di rischio per un’evoluzione più grave della CoVid ed esito infausto di malattia. La deprivazione cronica di sonno può condurre a sovrappeso e obesità per squilibri ormonali che inducono, spesso, a cibarsi in maniera compulsiva, durante le ore notturne, di alimenti più invitanti ad alto contenuto calorico e ricchi di grassi. I pazienti obesi possono presentare diminuzione delle difese fino alla cosiddetta “tempesta di citochine”, responsabile di quadri severi di malattia e prognosi peggiore. I disturbi del sonno, in rapporto o meno all’obesità, possono, poi condizionare lo sviluppo di ipertensione arteriosa, diabete, patologie cardiovascolari e respiratorie, neoplasie: tali patologie sono ritenute altrettanti fattori di rischio di gravità per CoVid.

Long CoVid. Si stima che fino al 30% di pazienti che hanno sviluppato una forma più o meno grave di COVID possano continuare a presentare sintomi persistenti di malattia a distanza, anche di mesi, dalla presunta guarigione. Questi pazienti, definiti “Long CoVid”, annoverano tra i sintomi anche insonnia e altri disturbi del sonno alimentati, spesso, da uno stato di ansia e depressione e dal manifestarsi di cefalea e dolori muscolari e articolari diffusi che disturbano il riposo. I disturbi del sonno possono a loro volta contribuire a sostenere e amplificare altri sintomi che caratterizzano questa condizione particolarmente invalidante quali debolezza, spossatezza, deficit di memoria, scarsa capacità di concentrazione e di attenzione, annebbiamento mentale, stati confusionali, scarso orientamento nello spazio e nel tempo.

Il Lockdown. Il confinamento obbligato, quale misura estrema per prevenire il contagio, ha radicalmente modificato stili, abitudini e ritmi della nostra vita. La maggiore sedentarietà, la diminuzione di attività fisica, il cambio di abitudini alimentari, lo stress correlato al lavoro e ai problemi economici conseguenti alla pandemia, spesso l’ansia e i disagi psicologici legati alla paura del contagio, il maggiore ricorso al consumo di alcol, di caffeina e di prodotti del tabacco, la minore esposizione alla luce naturale e il maggior tempo di esposizione a quella di dispositivi elettronici (utilizzati con sempre maggiore frequenza durante lo smart working o, dai ragazzi, in DAD), sono solo alcuni dei fattori che possono contribuire ad alterare la qualità del sonno modificando i ritmi circadiani per alterazione di livelli ormonali come quelli di cortisolo e melatonina. Difficoltà di addormentamento, risvegli precoci, sonno frammentato, variazione degli orari di riposo notturno spesso con il ricorso ad un maggior numero di “pisolini” diurni, possono contribuire, in un circolo vizioso, a generare ulteriore ansia, depressione, irritabilità, iperattività nei bambini, con conseguente uso ed abuso di farmaci ipnoinducenti. Tutto questo quadro può alterare, come detto, il sistema immunitario che, proprio durante il sonno, struttura e potenzia la sua attività di “sentinella” nei confronti delle infezioni: ne consegue che chi dorme poco e male è anche maggiormente vulnerabile al contagio.

Le vaccinazioni. Dormire bene aiuta, infine, a mantenere efficiente il sistema immunitario che può rispondere meglio alla stimolazione dei vaccini attraverso una risposta anticorpale e cellulare più efficace e duratura nel tempo.


Autore - Dott. Fabrizio Anatra, Pneumologo, Roma


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